Riflessione di don Carlo per la V Domenica dopo Pasqua

V Domenica dopo Pasqua anno B - 1° maggio 2021

Il brano di oggi ci collega idealmente alla Pasqua che abbiamo celebrato e in particolare al Giovedì santo, quando abbiamo meditato sulla lavanda dei piedi. Là Gesù ci comandava, sull’esempio di lui, di lavarci i piedi gli uni agli altri e qui di portare frutto, addirittura molto frutto. Non è difficile scorgere una relazione tra i due comandi di Gesù.
Quando Gesù afferma che il Padre è l’agricoltore, il vignaiolo, lui è la vera vite e noi i tralci ci offre una bellissima immagina che fa seguito a quella del buon pastore e che va interpretata alla luce di tutta la rivelazione biblica, a cominciare dall’AT.
Nell’AT la vigna è spesso usata come immagine del Popolo di Dio, di Israele e Dio è il vignaiolo che circonda di cure la sua vigna ma, come lamenta il profeta Isaia 5, ottiene solo uva acerba immangiabile e inadatta a produrre del buon vino.
Finalmente, con Gesù, il figlio fedele e obbediente, compare la vera vite che produce frutti perfetti. In Gesù si realizzano la attese di Dio.
Ma quello che è acquisito in Gesù dev’essere partecipato dai tralci/discepoli. La vite produce frutti buoni e abbondanti solo se i tralci rimangono inseriti in essa. Se si separano dalla vite inaridiscono, e sono solo più utili ad alimentare il fuoco. Viceversa, se rimangono uniti alla vite, la linfa li rende fecondi e i frutti non mancano. Si spiega così l’insistenza sul dimorare nella vite/Gesù che ricorre almeno sette volte. “Senza di me non potete fare nulla” dice Gesù. C’è un particolare: “se le mie parole dimorano in voi”. Dunque la parola di Gesù deve non solo essere udita ma rimanere in noi, ispirare la nostra vita.
L’unione con Gesù, a imitazione della sua unione con il Padre, è la condizione della vita cristiana:
senza questa unione non possiamo fare nulla di buono e di utile;
solo questa unione ci rende suoi discepoli,
essa fa in modo che le nostre preghiere siano esaudite
e che portiamo frutto (6 volte).

Signore Gesù che ti proponi come vera vite
In grado di alimentare la vita di noi tralci,
fa che rimaniamo in te, nella tua parola;
non permettere che diventiamo tralci aridi e inutili.
Fa che, secondo le nostre diverse vocazioni,
secondo le energie di cui disponiamo,
e nonostante i mali che ci affliggono,
possiamo produrre frutti buoni
e, se possibili, abbondanti,
frutti di bene e di amore
simili al buon vino che rallegra il cuore degli uomini.
Amen.