Visita al Museo Diocesano 16 Novembre 2019

La visita al Museo Diocesano organizzata da NOI REAGLIE

Il gruppetto degli ardimentosi che si è cimentato nella salita del campanile del Duomo

da dove ha goduto di un panorama mozzafiato!

 

 

 

 

Pellegrinaggio al santuario di Graglia

Santuario di Graglia

 

La domenica alla metà del mese di Maggio ci è parsa la data migliore per effettuare un pellegrinaggio che avesse come obiettivi
• La devozione mariana titolare della nostra Parrocchia
• L’occasione per trovarci come comunità
Così domenica 15 ci siamo trovati in un bel gruppo per recarci al Santuario di Graglia nel biellese, dove si venera una Madonna Nera come quelle rappresentate dei Santuari di Oropa e di Loreto.
Accompagnati da una giornata splendida, eccezionale per la zona del biellese, ci siamo immersi già durante il viaggio nello spirito che ha caratterizzato la giornata.
Siamo arrivati al Santuario giusto in tempo per la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Rettore e concelebrata dal nostro parroco don Carlo.
La domenica coincideva con la Pentecoste, termine del periodo pasquale, ma soprattutto occasione e invito a tutti i Cristiani per essere missionari e testimoni dell’annuncio evangelico.
Al termine della Messa ci siamo soffermati all’esterno ad ammirare le splendide fioriture e le bellezze architettoniche del sito; non è mancata l’occasione per la foto ricordo.

Ed eccoci arrivati al momento gioioso del pranzo in un bel salone della struttura del Santuario con volta affrescata e con gustose portate.

Al termine del pranzo siamo stati accompagnati in una visita guidata ad ammirare la struttura del Santuario e delle opere d’arte all’interno, compresa la statua della Madonna Nera motivo di venerazione, e a conoscerne la storia.

Una entusiasmante vista da una balconata sulla pianura del biellese con il caratteristico profilo della Serra che si estende in linea orizzontale per buona parte della pianura ci ha piacevolmente riempito il cuore.

Ancora una breve passeggiata nel bosco circostante ed ecco arrivata l’ora della partenza.

Durante il viaggio di ritorno abbiamo recitato i vespri ed eseguito alcuni canti in onore della Madonna.

Ed eccoci ritornati a Reaglie, un saluto affettuoso e caloroso tra tutti i partecipanti e la promessa – augurio di ritrovarci alla prossima occasione.

 

 

Gita al rifugio Levi - Molinari

Gita al rifugio Levi - Molinari

 

Sabato 20 settembre 2014 il gruppo dei cresimandi della parrocchia di Reaglie, con annessi genitori e fratelli, si muove alla volta del rifugio Levi-Molinari in Val di Susa. Per Camilla, Francesco, Gregorio, Jacopo, Lorenzo, Marcello, Matilde, Nicola e i loro cari, l’occasione è ritrovarsi e condividere un’esperienza conviviale e di crescita in preparazione al sacramento della Cresima che riceveranno a fine novembre.

Si parte dal cortile della parrocchia alle quattro e mezza del pomeriggio di sabato. Differenti navigatori e filosofie di guida sfilacciano lungo il percorso la carovana, che si ricompatta poco più di un’ora dopo nel parcheggio sterrato non distante dalla meta.

Una brevissima camminata conduce infatti i diciassette ragazzi e i tredici genitori alla porta del rifugio, dove vengono raggiunti a breve da Don Carlo e Leonarda; mentre gli adulti sistemano gli zaini e ammirano il panorama, bambini e ragazzi colonizzano prati e rocce, disperdendosi lungo il torrente e nel bosco.

 

Alle sette di sera l’allegra comitiva prende possesso del secondo piano del rifugio, enorme camerata che pochi tramezzi dividono in quattro ambienti, di cui quello da sedici posti viene assegnato dai genitori con gioia reciproca a bambini e ragazzi, lasciando a Don Carlo la relativa quiete del primo piano.

Alle sette e mezza, puntuali e affamati, mettiamo le gambe sotto il tavolo nell’accogliente sala da pranzo del rifugio, dove gustiamo in sequenza: minestra di cereali, polenta, spezzatino, salsiccia, formaggi e una spettacolare scelta di dolci. Il caffé lo sorbiamo mentre Marco, gestore del rifugio e guida naturalistica, ci prepara alla passeggiata notturna alla scoperta dei bramiti dei cervi in amore. Muniti di scarponi e giacche a vento - e torce, da accendere però il meno possibile - usciamo nella notte, dove Marco ci dà una dimostrazione della termocamera con cui cercherà di individuare gli animali nel buio grazie al calore dei loro corpi e mostrarceli su un piccolo schermo. In marcia! Obbedienti, teniamo le torce il più possibile spente, anche se questo significa un po’ di paura per i più piccini, e inciampi, cadute, pozzanghere e un’infinita scia di passi nelle fresche fatte delle vacche locali un po’ per tutti. Per oltre un’ora camminiamo nel buio, tra i larici e oltre, gustando il silenzio, apprezzando la vista che piano piano si abitua al buio di un cielo senza luna ma tempestato di stelle, premiati dalla localizzazione lontano, sui costoni di roccia, di alcuni cervi, ammaliati dai loro bramiti, lontani e vicini. La nostra guida ci regala un nuovo modo di ‘vedere’ la montagna, giustamente ridimensionandoci nel ruolo di ospiti, che silenziosi si muovono osservati nel buio dagli occhi curiosi e diffidenti degli animali. Alle undici e mezza siamo di nuovo al rifugio, e la mezzanotte ci trova tutti a nanna, anche se ci vuole ancora qualche minaccioso richiamo per far finalmente desistere i ragazzi dai soliti frizzi e lazzi.

Il sole della domenica mattina illumina sacchi a pelo e relativi occupanti già ridestati dal vociare dei più giovani. Dopo una ricca prima colazione, riordiniamo camere e zaini, prepariamo le borse per il pic-nic e ci apprestiamo a ripercorrere il tracciato notturno. Ci accompagna questa volta la luce del pieno giorno, e la non facile meditazione sulla parabola evangelica letta da Don Carlo prima di lasciare il rifugio.

I bramiti dei cervi in amore accompagnano la nostra risalita fino a quota 2000, centocinquanta metri di dislivello rispetto al rifugio. Nubi sottili mosse rapide dal vento coprono il sole, e l’aria si fa subito più pungente. I ragazzi ci aiutano a trovare un luogo un po’ meno esposto, al riparo di un grande masso dove, affiancato da una croce tanto rudimentale quanto efficace, Don Carlo celebra la messa. Gli imponenti costoni rocciosi che chiudono il vallone paiono le solenni pareti di una grandiosa cattedrale. I richiami amorosi dei cervi e i fischi delle marmotte accompagnano la celebrazione eucaristica, mentre una coppia di maestosi rapaci vigila dall’alto. Incoraggiata da Don Carlo, l’omelia autogestita ci apre ancora una volta gli occhi sull’immenso amore e misericordia di Dio, davanti al quale nessuno è mai ultimo.

Il “La messa è finita, andate in pace” suona come un “Rompete le righe e aprite gli zaini”, e così dopo lo spirito nutriamo con abbondanza anche lo stomaco. In un attimo le rocce dei paraggi vengono imbandite con pane, salumi, formaggi, torte e marmellate, condivisi e apprezzati con allegria. Mentre alcuni coraggiosi parrocchiani appena giunti da Torino si uniscono al pic-nic, i ragazzi ripartono alla scoperta della montagna, attratti e affascinati prima da una cascata, poi da una carcassa di pecora, persi con la fantasia a immaginare l’incontro dell’imbelle ovino con un branco di famelici lupi.

Il tempo peggiora. Rapide nuvole nere scavalcano la montagna portando scrosci di pioggia. Zaini in spalla rientriamo al rifugio, raggiunto poco prima che il sole torni a splendere sul pomeriggio. Ma è già tempo di partire. Un rapido scambio di idee su future proposte per i nostri ragazzi e l’immancabile foto di gruppo chiudono la nostra gita. Portiamo a casa il sincero piacere dei momenti condivisi - la passeggiata notturna, la tavola fraterna - e l’umiltà, che ci auguriamo fruttuosa, ispirata dalla montagna e dai suoi abitanti.

Alla prossima!

Claudia

 

Pellegrinaggio al Colle Don Bosco

PELLEGRINAGGIO AL COLLE DON BOSCO

 

La coincidenza del bicentenario della nascita di san Giovanni Bosco e l'inizio dell'anno catechistico hanno creato l'occasione per questo pellegrinaggio.
Ci siamo ritrovati in parrocchia nella mattina del sabato 26 settembre e tutti insieme sul pulman, dopo un'ora circa, siamo arrivati a destinazione. Il posto è molto piacevole per il complesso degli edifici ma soprattutto per il magnifico panorama che si può ammirare.
Come primo luogo di visita ci siamo recati alla casetta dove Giovanni Bosco visse la sua fanciullezza: gli ambienti, pochi e semplici, ci hanno subito chiamati a riflettere su quanto può essere necessario e quanto superfluo. C'è stata pure l 'occasione per visitare l'adiacente santuario di Maria Ausiliatrice.
Intanto è arrivata l'ora per la nostra celebrazione liturgica, per cui ci siamo recati alla Chiesa Inferiore passando ad ammirare la splendida architettura della Chiesa Superiore .
Il Rettore del Santuario ha sottolineato, sia nel discorso di benvenuto, sia nell'omelia, l'importanza di essere attenti verso gli altri nello spirito dell'insegnamento cristiano. Grazie alle nostre Suore che hanno animato la messa con i canti. All'uscita ci siamo immortalati in una foto di gruppo sulla scalinata che porta alla basilica.
Ai 12 rintocchi delle campane eccoci pronti a consumare il nostro pranzo al sacco con fraterna condivisione del cibo . E' seguito un momento di relax e poi la visita del Museo della vita contadina per ricordarci come si viveva nei secoli passati.
L'ultima visita è stata riservata al Museo Etnologico Missionario in cui sono conservati oggetti da tutto il mondo dove i Missionari Salesiani hanno operato.
La giornata è così terminata accompagnati da un tempo splendido che ci ha fatto apprezzare ancor più il luogo.
Ci resta solamente un rammarico: che alcuni genitori non abbiano colto l'importanza, per loro stessi e per i loro figli che frequentano il Catechismo, di partecipare e vivere l'occasione proposta. Speriamo che vada meglio la prossima proposta.

Gino Giannetto

Una Domenica a Bose

Domenica 2 marzo 2014

Da tempo desideravamo fare l’esperienza di vivere una giornata in una comunità monastica per condividere le loro preghiere e dedicare un tempo preciso alla riflessione personale, facendo “deserto”, lontani dalle preoccupazioni di tutti i giorni.

Viene scelto il Monastero di Bose nel comune di Magnano (Biella), situato sulla serra di Ivrea, circondato da splendide montagne ancora innevate, bellissimi prati fioriti di crocus e primule. La bellezza del luogo, nonostante il nostro arrivo il sabato pomeriggio sotto una pioggia insistente, favorisce già al primo impatto, il raccoglimento e la lode a Dio per il dono di questa opportunità di iniziare bene la Quaresima.

Alle 18,30 partecipiamo alla preghiera della sera nella chiesa. Solo il grande crocefisso posto dietro all’altare è illuminato, i monaci fanno il loro ingresso e dopo un profondo inchino si recano al proprio posto, a quel punto tutte le luci si accendono ed inizia la preghiera dei salmi che ci trasporta in una dimensione di profonda pace: “Pregate perché la parola del Signore corra. Cristo è sempre vivente ed intercede per noi. Viva è la parola di Dio più tagliente di una spada a doppio taglio”

Segue la cena consumata in silenzio in locali  per 11 persone ed un monaco.

Ore 20,30 Lectio divina in chiesa sul vangelo della domenica Mt 6,24.

L’insegnamento evangelico può essere riassunto in quello che è il motto della Comunità di Bose: VIVERE L’OGGI DI DIO: Vivere intensamente l’oggi facendone occasione di carità, accettare gli altri così come sono, cercando di cambiare noi stessi. Occorre inoltre fidarsi completamente dell’amore di Dio, accettandolo ed accogliendolo anche nell’oscurità delle prove più dure.

Domenica 2/3 – Tempo splendido. Ringraziamo Dio di poter godere a fondo questa natura incantevole.

Ore 8.00 Preghiera di Resurrezione: “Venite adoriamo Dio nostro Re – Cristo è risorto dai morti, così la morte calpesta la morte ed ai morti nel sepolcro fa dono della vita”.

Ore 10,00 Arrivo dei ns. parrocchiani che avevano scelto di trascorrere solo  la domenica. Il monaco dell’accoglienza ci illustra i vari luoghi del monastero e la Monaca Antonella ci parla della storia di Bose.

Tutto inizia a metà degli anni 60 nel secolo scorso, quando Enzo Bianchi , giovane laureato, aspirava a diventare monaco. Dopo una breve esperienza a Taizé, viene esortato da Frère Roger a fondare una comunità simile in Italia. Egli trova il terreno nel comune di Magnano, all’epoca zona di forte emigrazione verso l’Argentina, nei pressi di una chiesa romanica, tutt’ora esistente. Dopo i primi durissimi anni la comunità si ingrandisce vengono accolte persone di altre professioni cristiane ed una donna. E’ l’inizio di quello che sarà una comunità ecumenica composta da monaci e monache con un unico Priore Enzo Bianchi. Attualmente a Bose vivono 70 tra monaci e monache ed altre fraternità sono sparse in tutta Italia.

La giornata dei monaci è ispirata al motto benedettino “Ora et labora” : sveglia alle 4,30 , preghiera personale, preghiera comunitaria.

Tutto viene svolto con la massima dedizione. Su questo punto Antonella  precisa : “Compiere bene il proprio lavoro è dire agli altri: ti voglio bene” Anche l’accoglienza è particolarmente curata : “Entriamo in dialogo con il credente ed il non credente, questa è l’umanità: siamo tutti in movimento per creare qualcosa di positivo che ci  permetta di vivere insieme in  armonia.

Ore 12,00 Messa della comunità.

Ore 13,00 Pranzo sempre a gruppi di 12 ma, la domenica, è permesso parlare e gustare un po’ di vino.

A seguire visita alla mostra delle icone dipinte dai monaci. Ci viene spiegato che un’icona non è oggetto di culto ma un semplice strumento a supporto della nostra preghiera: la figura rappresentata (Santi, Madonna) si fa prossima a noi per portarci a Dio.

Ore 17.00 Vespri un ultima esperienza di pace prima del rientro.

Vorremmo concludere con un pensiero riportato sul foglio d’accoglienza nelle camere con l’augurio di essere stati in grado di realizzare quanto descritto:

“Se vai in capo al mondo trovi le tracce di DIO, se scendi nel tuo profondo trovi DIO stesso”

Buona Quaresima a tutti!

Luisa , Cristina Aldo, Annamaria  e Grazia