Auguri di Buon Natale 2017

Natale 2017

Carissimi Parrocchiani, amici, frequentatori della nostra Parrocchia,

accingendomi a rivolgervi gli auguri di Buon Santo Natale, mi viene spontaneo domandarmi: è ancora attuale il Natale? Se lo è, come celebrarlo e viverlo? L’esperienza di ogni giorno ci conferma non solo l’opportunità ma la necessità di continuare a festeggiare il Natale. Infatti, campanelli di allarme suonano ogni giorno. Finché ci saranno esseri subumani che ghignano al pensiero che dei bambini si possano ammalare in seguito ai loro delinquenziali inquinamenti, bisognerà non solo festeggiare il Natale ma meditarlo e viverlo coerentemente. Ritengo infatti, che il Natale svolga anzitutto una funzione di promozione umana, di umanizzazione. Ancor oggi prospera il mito o la favola illuminista secondo la quale ogni uomo nascendo è dotato di un inossidabile corredo di umanità imperdibile, che la società (Rousseau) o la religione ostacolerebbero o comprometterebbero. Evidentemente a costoro la storia (nazismo, stalinismo, khmer rossi ecc.) non ha insegnato nulla.
Ora il Natale di Gesù che visse beneficando, sanando e donando la vita per tutti ci persuade dolcemente ma risolutamente a passare dalla nostra nativa dotazione di egoismo, indifferenza, cuore duro (sclerocardia) e rapacità, alla scoperta della preziosità di ogni esistenza umana, dall’inizio alla fine, da quella più fortunata a quella apparentemente più povera. Dire che il Natale rende più buoni non è una banalità ma una luminosa verità a patto che ci si ponga in ascolto del messaggio del Natale. Come bisogna essere ottusi, aridi di cuore e quindi poveri di umanità per non rimanere estasiati di fronte ad un bambino in culla o nel passeggino, così di fronte al presepe che ci parla del bambino di Betlemme e di tutti i bambini di ogni tempo e di ogni luogo, non solo di quelli che godono di un caldo focolare ma anche di quelli che patiscono il freddo e il gelo non solo climatico ma anche sociale, non ci si può non aprire ad una visione nuova della vita e ad un comportamento più positivo e oblativo verso ogni essere umano.
Se poi ci lasciamo illuminare dalla fede cristiana e riconosciamo nel bambino di Betlemme non un semplice bambino ma il venire a noi di Dio nella fragilità dell’esistenza umana, l’identificarsi di Dio con la nostra condizione umana grande e miserabile (Pascal) per non abbandonarla mai più, la più radicale comunicazione che Dio fa di se stesso alla nostra umanità (K. Rahner), allora il Natale non si limiterà a valorizzare la nostra umanità, che non è poca cosa, ma dilaterà il nostra sguardo di fede (nel Natale trova vera luce il mistero dell’uomo cf GS 22) e ci infonderà una robusta speranza (“svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione” ivi). Facendosi uomo “il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore di uomo: nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato. …Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme, ma ci ha anche aperto la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato” (ivi).
Il Natale ci infonde anche la speranza illuminandoci sulla sorte nostra e dei nostri cari: “La rivelazione divina, afferma che l’uomo è stato creato da Dio per un fine di felicità oltre i confini delle miserie terrene. Dio infatti ha chiamato e chiama l’uomo a stringersi a lui con tutto il suo essere, in una comunione perenne con l’incorruttibile vita divina… e al tempo stesso ci dà la possibilità di una comunione nel Cristo con i nostri cari già strappati dalla morte, dandoci la speranza che essi abbiano già raggiunto la vera vita presso il Padre” (GS 18).
È merito del Natale se, alla culla di un bambino, non siamo più costretti a sottoscrivere il desolante verdetto di Giobbe: “L’uomo nato da donna, breve di giorni e sazio di agitazioni, spunta come un fiore poi è reciso e fugge come ombra e mai s’arresta” (Gb 14,1-2). Vediamo i cari bambini avvolti dall’amore di Dio che non li abbandona mai, e che vuole comunicare loro una pienezza di vita che non tramonterà mai.
Continuiamo ad allestire i nostri presepi, grandi e piccoli. Soprattutto sostiamo con stupore e gratitudine di fronte ad essi memori della prospettiva di vita che ci dischiudono e assumiamo atteggiamenti consoni ad essa. Non curiamoci degli iconoclasti fanatici e ignoranti che non hanno nulla di meglio da proporre se non il piacere perverso della negazione associato a una buona dose di ignoranza. Gli islamici aperti ammirano Gesù figlio di Maria che attendono come giudice finale. La sua morte di croce, non la sua nascita fa loro problema.

Natale è festa di famiglia e quindi anche la nostra piccola famiglia parrocchiale è in festa, una festa piena di gioia e di gratitudine al Padre che ci ha donato Gesù ma anche a quanti servono con tanta intelligente dedizione la vita della nostra parrocchia. In cima al nostro ricordo e ai nostri auguri poniamo le persone inferme, malate e sofferenti della nostra comunità; tra di esse non poche furono collaboratrici e collaboratori preziosi e operosi; ora servono la comunità con il contributo non meno importante della loro sofferenza.
Auguri riconoscenti vanno anche a quanti oggi prestano il loro sostegno collaborativo alla parrocchia. Il Signore ce li conservi in buona salute. Come faremmo senza di loro?
So di persone che lavorano nella vigna del Signore al di fuori della nostra parrocchia; auguri anche ad esse. Se capita loro di farsi conoscere noi ne saremmo lieti, senza catturarli o distoglierli dalle loro attività importanti. Un augurio infine a tutti voi che con benevolenza paziente partecipate alla vita della nostra comunità e accettate i nostri limiti.

Termino con un appello che all’inizio dell’anno mi permetterò di riprendere. Nella sua venuta in parrocchia per amministrare le cresima il Card. Poletto ha rimarcato quanto sia poco efficiente e disturbante l’impianto termico di cui disponiamo. Chissà se riusciremo, unendo le forze, a trovare una soluzione che renda più confortevoli e meno disturbate le nostre celebrazioni? Buon Natale colmo di tutte le benedizioni del Signore!             Don Carlo

I martedì di Reaglie - due serate su Lutero

Cari parrocchiani, amici e frequentatori anche solo occasionali della nostra parrocchia,

siamo lieti di informarvi che i “martedì di Reaglie” hanno ripreso vita il mese scorso con un cineforum e proseguiranno nel mese di ottobre con due incontri (eccezionalmente) e nel mese di novembre con una relazione del Dott. Vincenzo Lancione, Ortopedico, per continuare dopo le vacanze natalizie.

I due incontri previsti per questo mese sono suggeriti dai 500 anni trascorsi dall’affissione (più probabilmente dall’invio ai vescovi locali) delle 95 Tesi sulle indulgenze redatte da Lutero a Wittenberg il 31 ottobre del 1517. Convenzionalmente questa data segna l’inizio della Riforma Luterana.

Vi proponiamo quindi due incontri:

  • 24 ottobre h. 20,45: Lutero: vita, avvenimenti, opere, collaboratori e avversari. Breve profilo biografico.
  • 31 ottobre h. 20,45: Lutero: le domande che Lutero pone a noi e le domande che noi poniamo a Lutero. Confronto dialogico con Lutero.

Relatore: don Carlo Collo professore emerito di Teologia sistematica e di Ecumenismo nella Facoltà Teologica di Torino

Gli incontri si terranno nel salone della Parrocchia di Reaglie.

È assai utile prepararsi all’incontro con la lettura di qualche opera di Lutero, ad es. il Commento al Magnificat, il Piccolo catechismo e il Grande catechismo, e, su Lutero, la lettura almeno del documento redatto dalla Commissione luterano-cattolica per l’unità nel 2013 dal titolo “Dal conflitto alla comunione” facilmente scaricabile in internet e disponibile in allegato

Vi attendiamo per questi incontri e vi salutiamo cordialmente.


Il Consiglio Parrocchiale Pastorale di Reaglie

Lettera di don Carlo in occasione della Festa Patronale 2016

Torino 2016 10 09

Carissimi amici parrocchiani di Reaglie, reagliesi e amici tutti,

questa è la nona festa Patronale che celebro con voi e vi devo anzitutto presentare le mie scuse per il lungo silenzio epistolare a cui sono stato indotto in questi anni. Infatti una tenace e torturante dermatite atopica (= di causa ignota) che non mi dava tregua ha ridotto la mia vitalità. Il prurito quasi continuo e le conseguenti notti insonni mi impedivano di concentrarmi, leggere e scrivere. Mi sentivo in sintonia con Giobbe che stava seduto in mezzo alla cenere con un coccio per grattarsi (Gb 2,7-8). Alcuni di voi si sono resi conto dei momenti di difficoltà che ho attraversato anche durante le celebrazioni. Grazie anche per la vostra comprensione e pazienza. Finalmente, in agosto, una cura intensiva di cortisone e di antistaminici e l’acqua e il sole del mare hanno cacciato lo scomodo inquilino e, lo spero, definitivamente. Questa esperienza mi ha fatto capire meglio la situazione dolorosa dei malati, le loro notti insonni, le ragioni del loro nervosismo. Vogliamo bene ai nostri malati e preghiamo per loro!

La dermatite ha anche rappresentato un’avvisaglia dell’età. Ho infatti compiuto in settembre 75 anni, il che significa, secondo il computo severo ma veritiero dei romani, che sono entrato nel 76° anno. Sono nell’anno in cui le disposizioni canoniche richiedono di presentare le dimissioni.

È ancora lecito a 75 anni compiuti e a 76 iniziati sognare?

Ma prima di sognare vorrei doverosamente RINGRAZIARE.

In questi nove anni, grazie a voi, abbiamo reso più confortevole, dotato di riscaldamento e corredato di una cucina il salone adiacente al cortile e aperto l’accesso alla chiesa. Successivamente ci è caduta la classica tegola sul capo. Fuori metafora, la necessità di rifare i tetti della chiesa e della casa parrocchiale. È stata un spesa imprevista e ingente. Anche a questo proposito voi non vi siete tirati indietro. Non per motivi estetici ma per arrestare le infiltrazioni di acqua si è dovuto poi rifare la copertura del terrazzo sovrastante il salone suddetto e ricostruire i pilastrini che si stavano sbriciolando e rischiavano di cadere. Anche a questo proposito la vostra generosità si è manifestata. Molti di voi sanno che le camere della casa parrocchiale vengono utilizzate per il catechismo. Alcuni si sono chiesti se non era giunto il momento di pulire e tinteggiare queste camere per renderle più luminose e più sane a beneficio dei nostri bambini. Anche questo, grazie a voi, è stato fatto. Colgo l’occasione per ringraziare tutti e ciascuno consapevole di non averlo fatto a sufficienza e anche di questo chiedo venia.

E ora permettetemi di SOGNARE.

Uno dei miei crucci è il riscaldamento della chiesa. L’impianto che oggi utilizziamo è vecchio, consuma molto, la resa è scarsa, ed è rumoroso. Di conseguenza, nonostante la buona acustica della chiesa e le molte richieste di concerti non ci è concesso di ospitare concertisti, tenere incontri di preghiera, e alte iniziative spirituali che potrebbero rivitalizzare questa chiesa un po’ fuori mano.. 

Un altro mio desiderio sarebbe quello di disporre di più catechiste (e catechisti, perché no?). L’esperienza di questi anni ha dimostrato che quando si è riusciti ad avere in una classe due catechiste che preparavano insieme la lezione, che si dividevano i compiti durante l’ora di catechismo e che si sostituivano quando occorreva, i risultati erano migliori. Una piccola appendice: usando sempre di più audiovisivi per le lezioni ci sono utili televisori LDC o Monitor a colori ai quali sia possibile collegare il PC per rendere le lezioni più incisive e gradevoli. Care mamme e nonne (e perché no, papà e nonni?) fatevi avanti. Non potete immaginarvi quante soddisfazioni riservano i vostri figli e nipoti a chi si dedica loro su questioni ben più importanti delle solite partite di calcio e del bolide che ha vinto l’ultimo premio automobilistico. Anche l’animazione del gioco meriterebbe una riflessione (a pochi passi dalla parrocchia c’è un campetto di calcio niente male).

Con i “martedì di Reaglie” intendevamo proporre vari temi di informazione e di formazione ai reagliesi ma l’iniziativa stenta a decollare. La scarsa partecipazione non invoglia a invitare relatori che impegnino una serata per persone che pur attente e fedelissime sono sempre troppo poche. Che cosa suggerite?

Sono lieto di incontrarvi domenica 9 alla festa patronale che anche quest’anno si tiene per la generosa disponibilità di alcuni parrocchiani volontaria ai quali va il mio ringraziamento. Non lasciateli soli!

Gli anni passano, le energie per noi più anziani diminuiscono ma non cessiamo di combattere la buona battaglia con uno sguardo di simpatia rivolto alle nuove generazioni che si affacciano alla vita. Una delle esperienze più belle la vivo la domenica quando si stringono intorno all’altare dai più piccoli ai ragazzi più grandi per il Padre nostro e il segno della pace. Vi confesso che in quel momento i 75 anni non li sento più e mi pare di ricevere un’iniezione di giovinezza.

Il Signore in questa festa patronale, per intercessione di Maria santissima, benedica tutti voi, piccoli e grandi, voi preziosi collaboratori senza i quali non potrei fare nulla, voi anziani e malati che ci date un esempio di coraggio e di eroica lotta contro il male, voi che ci dimostrate una instancabile benevolenza e comprensione nonostante le nostre manchevolezze e i nostri difetti. Il Signore vi conceda la salute del corpo e dello spirito, consolazione dai vostri cari, sostegno dagli amici ed esaudisca i vostri desideri migliori.

Buona festa Patronale!

Don Carlo Collo

Lettera di don Carlo in occasione della Festa Patronale 2017

Ottobre 2017

Carissimi Parrocchiani, Amici, e voi tutti che anche solo occasionalmente vi imbattete in queste righe,
con giovedì 5 ottobre inizia la festa patronale della nostra parrocchia che culminerà nella domenica 8 con la Messa e il momento conviviale.

La nostra parrocchia è intitolata a Maria SS. Assunta, la serva del Signore, come lei stessa si definisce nel Magnificat. A questo proposito, quest’anno ricorrono i 500 anni dall’inizio della riforma di Lutero che si fa convenzionalmente iniziare dalla pubblicazione delle 95 tesi nel 1517. Ci è offerta una felice opportunità di leggere o rileggere il bel commento di Lutero al Magnificat che ci aiuta a calibrare meglio la nostra devozione mariana.


La festa patronale continua grazie ai volontari che con ammirevole generosità si dedicano al buon svolgimento per la gioia dei partecipanti e la maggior gloria di Dio. A loro va la mia ammirazione e il mio ringraziamento.

Voi sapete bene che il centro della festa patronale risiede nella Messa che in quanto Eucaristia (= ringraziamento) costituisce un grande ringraziamento per tutto il bene che abbiamo ricevuto e una richiesta fiduciosa di aiuto per far fronte ai problemi e ai mali che ci affliggono. Per me in particolare cadono i 10 anni da quando venni fra voi e mi è gradito, dopo averli ricordati il 24 settembre, ricordarli ancora con voi davanti al Signore l’8 ottobre.

Quest’anno vogliamo già nella festa patronale aprire uno spazio di riflessione e di preghiera per i nostri bambini/e e ragazzi/e del catechismo sperando che almeno una volta al mese ci regalino, alternandosi, la loro preziosa collaborazione nella preparazione e nella celebrazione della messa.

Memori della parole di Gesù: “Non di solo pane vive l’uomo” cerchiamo di alimentare anche il nostro spirito partecipando alle piccole iniziative a livello di parrocchia e di unità pastorale che in questo anno verranno proposte. Pare che tenere il cervello in esercizio prevenga le malattie di invecchiamento (questo lo dico a me stesso!). Vi annuncio quindi che riprenderemo i martedì di Reaglie e, dopo il cineforum già svolto, prevediamo due incontri su Lutero martedì 24 e 31 ottobre alle h. 21 dai titoli: Conoscere Lutero: vita, azione, opere, collaboratori e avversari” e “Dialogo con Lutero: alcune domande che Lutero pone a noi e noi a Lutero”.

Avrei tante altre cose da dirvi ma le rimando alla lettera per gli auguri di Natale e per ora mi limito a rivolgervi un caloroso invito a partecipare alla festa Patronale. Nella speranza di incontrarvi per pregare insieme e condividere la mensa eucaristica e la tavola allestita dai nostri preziosi collaboratori vi saluto con tutto il cuore.

Don Carlo

Quaresima 2016 - Il giubileo di Gesù

IL GIUBILEO DI GESÙ

Lc 4,16-30

Per ben comprendere il Giubileo cristiano occorre dare il dovuto rilievo all'unico passo del NT in cui viene menzionato l'anno giubilare, Lc 4,16-30 di cui riportiamo solo i vv 16-21:

16 Venne [Gesù] a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

18 Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi,
19 a proclamare l'anno di grazia del Signore
(κηρύξαι ἐνιαυτὸν κυρίου δεκτόν).

20 Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

21 Allora cominciò a dire loro:

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

Mt Mc e Lc narrano sostanzialmente lo stesso episodio ma mentre i primi due si limitano a dire che Gesù «viene nella sua patria» (Mc 6,1; Mt 13,54) soltanto Luca afferma che «venne a Nazaret, dove era stato allevato» (Lc 4,16). Soltanto Luca racconta che Gesù «si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo che inizia con: Lo Spirito del Signore è sopra di me...!» (Lc 4,16-18; Is 61,1) e termina con: «predicare un anno di grazia del Signore» (Lc 4,19; Is 61,2). Dopo aver letto questo brano Gesù subito dichiara che proprio "questa Scrittura" si era adempiuta in quel giorno. L'espressione di Is 61,2 tradotta "anno di grazia" si rifà chiaramente alla legislazione del Libro del Levitico sull'anno giubilare (Lev 25,10-13) che abbiamo visto la volta scorsa. A Nazaret quindi Gesù ha proclamato un anno giubilare.

Diversamente dagli altri evangelisti Luca, ha scelto di dare a questo episodio il primo posto nel suo racconto del ministero di Gesù, conferendogli un valore programmatico: a Nazaret Gesù interpreta la sua missione messianica come il compimento di una profezia che annunciava la predicazione di un anno giubilare. Tutto il ministero di Gesù va quindi inteso in questa prospettiva.

Anche il modo con cui il vangelo di Luca cita Isaia rivela una particolare interpretazione dell'anno giubilare. Dopo aver parlato di "proclamare [...] ai ciechi il recupero della vista", Luca ha aggiunto: "rimettere in libertà gli oppressi", espressione tratta da Is 58,6, dove vengono proposte varie iniziative di liberazione («sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo» Con questa aggiunta Lc vuole insistere maggiormente sul fatto che l'anno giubilare deve essere un anno di liberazione. Questo aspetto, già presente nella profezia di Is 61,1-2 che parlava di "proclamare ai prigionieri la liberazione", il Vangelo lo ribadisce, parlando una seconda volta di "liberazione" e lo rafforza in quanto questa seconda volta non si tratta più semplicemente di "proclamare" ma di "rimettere in libertà" effettivamente. Questo orientamento del vangelo collima perfettamente con la comprensione biblica del Giubileo in Lev. 25,10: «Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione (ebraico derur, greco aphesis) nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo». Questa liberazione era anzitutto per gli schiavi ebrei, ma comprendeva anche la remissione dei debiti. Era prescritta per ogni settimo anno (cf Dt 15,1-3,12 ; Ger 34,13-14), ma in modo speciale dopo sette volte sette anni, cioè nell'anno del giubileo. Il Vangelo riprende con insistenza questa prospettiva per caratterizzare la missione di Gesù. Il fatto non manca di essere illuminante e stimolante per la celebrazione dei nostri giubilei di oggi, che dovrebbero recare un forte contributo alla liberazione delle persone in svariati modi.

Ma se il Vangelo di Lc opera delle aggiunte si permette anche delle soppressioni non meno significative. La citazione originaria di Is 61,2 suonava così: «[mi ha mandato] a proclamare l'anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta per il nostro Dio» come a dire: Dio interverrà per liberare il popolo ebraico ma anche per castigare i suoi nemici: Il Vangelo ha intenzionalmente omesso ogni accenno alla vendetta sugli altri popoli. In tal modo ha concentrato il giubileo di Gesù solo sul positivo e gli ha conferito un'apertura universale: il giubileo è portatore di liberazione per tutti.

Questa apertura universale è proprio ciò che i nazaretani non accettavano e ne è prova il loro tentativo fallito di impadronirsi di Gesù a loro vantaggio e la loro reazione stizzosa e polemica nei confronti di Gesù che fa presente come Dio abbia soccorso anche la vedova pagana di Sarepta e il lebbroso straniero siriaco.

Quali insegnamenti traiamo da questo brano evangelico per interpretare e vivere il nostro giubileo di oggi.

1. Gesù non ha proclamato e attuato un giubileo circoscritto all'anno felice del suo intervento nella sinagoga di Nazaret ma ha inaugurato a Nazaret un giubileo perenne, ininterrotto che durerà fino alla fine dei tempi «Tutto il tempo dopo Cristo è il tempo di salvezza; c'è dunque, un unico anno santo, quello inaugurato da Gesù a Nazaret» (Giuseppe De Rosa).

Se quindi «ogni anno è santo per la presenza salvatrice di Cristo» (De Rosa), che senso ha indire un anno santo giubilare - obiettano i cristiani non cattolici -? Occorre che i cattolici si guardino dal dare anche solo l'impressione che il giubileo cristiano venga ad aggiungersi al giubileo perenne inaugurato da Gesù, gli sia esteriore e ulteriore cosi come l'anno della misericordia non comporta che «il perdono dei peccati sia dato da Dio con maggiore liberalità» (De Rosa).

Scopo dell'Anno Santo, del Giubileo, dell'Anno della Misericordia è riannunciare rimemorare l'anno di grazia inaugurato da Gesù, aiutare gli uomini a reimmergersi sempre più profondamente nel flusso di grazia misericordiosa che ci precede, ci sorregge e ci sospinge verso il perdono e il rinnovamento che possiamo ben definire "santità". Il Giubileo riattualizza oggi la supplica paolina "lasciatevi riconciliare con Dio" e pertanto non consiste in primo luogo nel fare noi qualcosa ma piuttosto nel lasciare che Dio operi in noi. Qui ci soccorre il significato del sabato come "cessazione" [dal lavoro], come "lasciare riposare la terra" riconsegnandola nelle mani di Dio. Il Giubileo deve permettere a Dio di proseguire in noi la sua opera di liberazione.

2. Se quanto illustrato nel punto precedente costituisce la basilare e previa verità del giubileo sia ebraico che cristiano, non è però il tutto. Gesù appropriandosi del programma dell'anonimo profeta postesilico di Is 61 si dice mandato ad annunciare e a compiere tutta una serie di interventi di sanazione e di liberazione, accentuando e intensificando addirittura il fare rispetto all'annunciare. La previa liberazione operata da Dio esige l'impegno a vivere nella libertà e a operare la liberazione del prossimo (molti passi dell'AT e La lettera ai Galati). Questo richiamo normativo non è privo di conseguenze per una retta interpretazione e attuazione del giubileo. Un giubileo che si concentri esclusivamente sul perdono dei peccati inteso in una prospettiva individualistica disinteressandosi sia del peccato strutturale che induce a peccare sia delle conseguente dei peccati che cristallizzano in forme alienanti e oppressive è votato all'insignificanza e a dissolversi in uno spiritualismo disincarnato ma soprattutto – e ciò è ancor più grave - a tradire lo spirito perennemente valido del giubileo ebraico e del giubileo di Gesù come appare in Lc 4.